Monocoltura industriale a San Quirico

Le falde acquifere sotto S. Quirico sono a rischio? Saranno compromessi irrimediabilmente il bellissimo paesaggio, la biodiversità e il turismo a San Quirico?

Chi non conosce il magnifico Castello di San Quirico nei pressi di Orvieto? In quanti vengono qui a passeggiare e ‘biciclare’? Presto troveranno un paesaggio irriconoscibile. Infatti l’attuale proprietario del Castello di San Quirico ha venduto quasi 200 ettari dei terreni circostanti che gli acquirenti desiderano adibire a castagneto ibrido intensivo. L’area prevista per la monocultura corrisponde a 250 campi di calcio. Mai più panorami dunque!

Non solo, grazie ai lavori iniziati, l’assetto territoriale è già cambiato. Via i dislivelli per fare un tavoliere più comodo sotto il profilo colturale, via le oasi di pietre e piante che servivano da corridoio naturale ai tanti animali selvatici che neanche i cacciatori riusciranno più a trovare, si ipotizzano iniziali colture di coriandolo per dissuadere il cinghiale, dunque niente più profumi di erbe selvatiche e, in alternativa, recinzioni.

Addio al turismo che ha sempre visto molto favorevolmente questa zona e che ora sarà irrimediabilmente e definitivamente perduto. E che dire dell’acqua in questa zona ad elevato rischio idrogeologico? È stato scavato un primo pozzo. Basterà? Le vigenti normative vengono rispettate?

Come documentato nelle fotografie si stanno compiendo scavi di portata inaudita per un impianto arboreo, a che scopo?

Per la salvaguardia di questo luogo splendido, già luogo del cuore FAI, Parco Culturale e parte della riserva della Renara, si è costituito il Comitato Quattro Strade con l’intento di vigilare sul rispetto delle norme e con la speranza di estendere la protezione, anche attraverso l’operato di Italia Nostra, affinché la situazione non debba degenerare irrimediabilmente come spesso avviene in Italia, per incuria delle Amministrazioni, ma anche dei cittadini disattenti nei confronto dei patrimoni naturali e culturali di cui dispongono e che dovrebbero, questi, costituire la risorsa principe dell’Italia. Rimarremo a guardare mentre un altro paradiso terrestre viene cancellato?

Rimarremo a guardare quando una piantagione aliena di castagne insapori ibrideranno i nostri castagni secolari perdendoli per sempre?

È vero questi alberi alieni sono l’unica soluzione contro il Cínipide? O è solo un “business” del solito imprenditore incurante del patrimonio degli altri?

Noi, il Comitato Quattro Strade ed Italia Nostra, pensiamo che consentire questi lavori in questo modo sia sbagliato.

Riteniamo che non si debba mettere a rischio il genoma dei nostri castagni secolari, che il Cínipide si possa contenere con trappole biologiche e con animali che si nutrano delle sue larve (avicoli allo stato brado), che il nostro paesaggio UNICO debba rimanere come legittimo patrimonio dei suoi abitanti e sia, come è, fonte di reddito rinnovabile per il presente e per il futuro.

Noi pensiamo che il Castello di S. Quirico sia un bene artistico e storico la cui immagine appartiene di diritto alla nostra collettività e siamo fortemente consapevoli che il tesoro in acqua potabile custodito tra i basalti dell’altopiano è una ricchezza inestimabile che intendiamo difendere ad ogni costo, specialmente oggi che cominciamo a sentire sulla nostra pelle gli effetti dei cambiamenti climatici.

Il Comitato Quattro Strade è nato per questo. Difendere la nostra ricchezza contro l’avidità di qualcuno. Non permetteremo che della nostra terra si debba parlare con nostalgia “di com’era” né che diventi argomento di una puntata televisiva sul malcostume italiano.

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